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Articolo 31: era gradito il ritorno!


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Erano i primi anni ’90 quando rimasi folgorato dal suono del rap made in Italy. Ricordo come fosse ieri un video in tv, un’intervista credo, ad un personaggio della prima ora, Davide Bucci meglio conosciuto come Master Freez. Lui parlava del mondo del b-boying e faceva riferimento ad un sacco di pezzi rap delle origini. Fu come un’illuminazione quella video-intervista. Decisi di documentarmi e di scoprire quante più cose possibili in merito a quel genere musicale e alla cultura dell’hip hop in tutte le sue forme.  Non c’era internet nè smartphon o sistemi di comunicazione a diffusione di massa così veloci come adesso. La ricerca era qualcosa che dovevi fare da te, a piccoli passi ma con tanta fame dentro, che ti spingeva a cercare e cercare senza sosta. Il pomeriggio non facevo che passare da un canale radio all’atro nella speranza di ascoltare qualcosa che sapesse di quel suono. Fu così che quasi per caso scoprì “Venerdì Reppa”, il programma radiofonico di DeeJay che passava rap Italiano e non solo. Poi fu la volta di “One Two – One Two” e poi “In Aria” su Radio Due con La Pina, tutti programmi pomeridiani che mi facevano scoprire pian piano questa sfera della musica afroamericana e della sua versione italianizzata.

In quegli anni imparai a conoscere tanti nomi e tante storie di artisti nostrani e non appena avevo qualche soldo in tasca, cercavo subito di comprare il vinile di turno per poter risentire quello roba a casa ogni volta lo avessi voluto. Nel negozietto più vicino, però, era difficile trovare le produzioni americane o le robe troppo underground perché la distribuzione era quella che era. Beccavi, invece, abbastanza facilmente le buone produzioni italiane e per questo mi trovai ben presto tra le mani dischi come quello di Neffa, Chief & Soci ed Articolo 31. J-Ax e Jad li avevo visti per la prima volta in onda su Italia Uno a “Jammin!” un programma di intrattenimento pseudo-musicale che cercava di ospitare anche artisti definiti “più alternativi”. Era l’anno di “Ohi Maria” e loro in TV parlavano con facilità della legalizzazione della ganja facendo sempre riferimento a quel famoso ARTICOLO 31 della Costituzione Irlandese che sanciva la libertà di parola nei media. Quello fu un amore a prima vista perché, se pur definiti molto “commerciali” a quei tempi, il loro approccio nel fare il rap era molto fedele alle origini di quella musica. Lo show era fatto da un dj con i suoi giradischi, un mc e poi tutta una crew (la Spaghetti Funk) che accompagnava i due artisti anche durante i live.

Tra gli appassionati del genere si erano create, in quegli anni, due vere e proprie fazioni: chi parteggiava per gli Articolo e per la loro musica più da ballare e radiofonica e chi invece preferiva definirsi “duro e puro” e sposava le produzioni più undergound di Neffa, Collo der Fomento o Kaos. Da amante della musica ho sempre creduto che parteggiare per uno o per l’altro fosse semplicemente qualcosa che aiutava solo le casse di quel discografico o di quell’altro e non facesse realmente bene alla musica rap italiana ed al movimento hip hop nostrano. Ho sempre ascoltato entrambe le facce della stessa medaglia, amando a volte di più una a volte di più l’altra, anche in base allo stato d’animo del momento. Sta di fatto che quando il progetto Articolo 31 è andato in frantumi devo ammettere che mi è dispiaciuto molto. Non mi sono strappato i capelli (tanto c’era poco da strappare) ma mi sono fatto sempre delle domande a cui spesso non sono stato in grado di dare delle risposte corrette. La musica è un mondo strano e chi la fa, spesso segue delle logiche che noi normali utenti non comprendiamo. Sono passati gli anni e quando il 12 settembre J-Ax, dopo tante botte e risposte che si sono succedute in questi anni, ha pubblicato sul suo profilo Instagram una foto con l’”amico” Jad non c’ho quasi creduto ed ho divorato in pochi secondi tutto il messaggio allegato alla foto stessa.

Non ci volevo credere. Gli Articolo 31 torneranno insieme per le date che J-Ax aveva programmato al Fabrique di Milano per festeggiare venticinque anni di carriera. Del resto, avendone passati dieci con Jad, non poteva fare a meno di averlo con se sul palco. Subito sulla rete è stato un susseguirsi di messaggi, commenti, like, cuoricini e poi il solito carosello dei commenti negativi e denigratori, che fortunatamente a sto giro erano davvero pochi rispetto alla maggior parte di quelli che invece trasudavano positività e speranza. Certo, perché, è stato subito facile pensare ad una trovata commerciale e pubblicitaria, né è prova il fatto che le cinque date sono andate sold out in meno di un giorno e ne hanno dovute aggiungere altre anch’esse finite subito per essere complete in poco tempo. Nel 2018 voglio ancora credere, però, che ci possa essere qualcosa che vada oltre il mero commercio e che un po’ di sana ed onesta amicizia possa esistere anche tra chi si è tirato merda addosso per anni. Tante esperienze vissute insieme e tante emozioni regalate a noi pubblico che li abbiamo seguiti nel tempo. Adesso non resta che sperare che questo “momento” possa durare oltre le date al Fabrique, oltre l’euforia dell’idea divederli ancora assieme ed oltre qualunque commento. Sarà, però il tempo a farci vedere cosa succederà. Per ora godiamoci il ritorno! E chissà che questa scintilla non possa riaccendere altri fuochi spenti e coperti dalla cenere da anni…magari basta un gesto, un soffio di pura passione per farli tornare attivi e pronti a bruciare come un tempo. Il popolo del rap non è morto…la Golden Era può ancora tornare!

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