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“Rootsafari”: avventuroso viaggio nel mondo del reggae


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L’11 maggio uscirà “Rootsafari” album d’esordio di HookaH & The Trenchtown Train, prodotto dal maestro del dub Paolo Baldini. Un ep che arriva da lontano, perché i componenti del progetto sono presenti da tempo sulle scene in altre vesti. Un lavoro che ha due ispirazioni fondamentali, due generi diversi che tuttavia condividono il legame con la natura e il forte senso di spiritualità, e che si fondono in queste cinque canzoni con una forte attenzione ai contenuti e ai testi. Noi abbiamo incontrato HookaH & The Trenchtown Train per uno scambio di battute sul loro ultimo lavoro e su questo colorito mondo del reggae

Come nasce il progetto HookaH &  The  Trenchtown Train?
Il progetto nasce letteralmente in spiaggia dove da un gruppo di amici si forma un trio, il Trenchtown Trio, che inizia a girare per locali, bar e feste private interpretando in versione acustica i classici del reggae. Nel 2015 iniziamo a lavorare su alcune bozze di brani originali cercando di ricreare le atmosfere delle nostre serate in spiaggia, passate tra reggae e surf, miscelando quindi ritmi in levare, sonorità riverberate e armonizzazioni vocali. L’idea è quindi quella di trasmettere una connessione tra il mood della cultura tradizionale Reggae con armonie vocali e sonorità ‘estive’ Californiane. Il Trenchtown Trio  diventa Trenchtown Train con l’ingresso di altri musicisti che, provenienti da contesti musicali diversi, contribuiscono a determinare il sound della band, successivamente identificato ed esaltato dal lavoro di Paolo Baldini.

Da quali contesti arrivano i componenti del progetto?
HookaH (Luca Valdambrini), autore dei brani di ‘’Rootsafari’’: provengo principalmente dalla surf music (The Pipelines, Surfer Joe & his boss combo), il garage/beat e la psichedelia (Dome La Muerte EXP, Pam, Lupe Velez); di fianco all’attività nel reggae del Trenchtown Trio e le armonie vocali con i Pipelines, ho maturato la mia esperienza prevalentemente nell’ ambito della musica strumentale.
Francesco ‘’Blues’’ Luongo, dal blues e il soul/funk, ma con influenze e ed esperienze nel pop e nella musica d’ambiente (Hanguitar Project)
Nicola ‘’Mc Nikke’’ Venturini (Dana Fucks, Luke Winslow King) e Fabio ‘’Fab’’ Michelazzi (Sexual Chocolate) dal blues e il funk.
Rolando ‘’Roli’’ Calabrò (Guerrilla Farming) e Marco ‘’Blondie’’ Passerai (Soul Pirate, Chisco) dal reggae e il dub.

Negli anni quali sono state le vostre influenze musicali? Avete guardato solo al mondo del reggae o sono state anche altre le sonorità che hanno ispirato le vostre produzioni?
Lo stile di ‘’Rootsafari’’ ed in generale tutto il lavoro che stiamo facendo è sicuramente e fortemente influenzato dalle nostre passate esperienze (il beat, il blues, il funk, la beach music, il pop) sia nelle sonorità che nella composizione. Da tastierista e chitarrista ho suonato principalmente musica strumentale e soprattutto nel panorama del surf, del beat e della beach music abbiamo trovato ispirazione per il sound e l’ arrangiamento dei brani.

Come è nata la collaborazione con Paolo Baldini?
Da un amicizia in comune. Lo studio dove avevamo deciso di incidere l’EP, il 360 Music Factory Studio di Livorno, aveva da poco collaborato ad una produzione di Paolo Baldini per Andrea Appino degli Zen Cyrcus. L’amico Andrea Pachetti, proprietario dello studio, aveva successivamente stretto con Paolo un’amicizia professionale di reciproca stima e fu lui il primo a presentarci per la collaborazione. Da qui abbiamo avuto la grande opportunità di lavorare con Paolo che ha accolto il progetto con entusiasmo, curiosità ed interesse, svolgendo un lavoro magistrale e contribuendo sensibilmente ad inquadrare il nostro sound.

Quanto si sente la presenza di Paolo Baldini all’interno del vostro EP?
Ci sono alcune sonorità ed arrangiamenti che sono un suo peculiare marchio di fabbrica e nei brani dell’EP si sentono al primo ascolto, soprattutto sulla sezione ritmica. Nonostante il prodotto inizialmente non si presentasse in linea con i suoi abituali lavori, è riuscito a rendere determinante il suo intervento senza tuttavia alterare o forzare la nostra natura, completando il sound e gli arrangiamenti da noi impostati con un’ intelligenza ed una professionalità che solo un maestro come lui è in grado di garantire. Inoltre ha messo la sua firma con una version del brano ‘’The River’’ presente nell’EP.

Cosa vi aspettate dall’uscita di questo lavoro?
Ci auguriamo di riuscire innanzitutto a trasmettere questo mood a chi ascolterà la nostra musica, far conoscere l’identità del nostro progetto in vari ambiti, suonare le canzoni in locali e festival per portare più persone possibile a bordo del nostro Train, guardando con impazienza alla produzione dell’album su cui già stiamo lavorando.

Dove sarà possibile ascoltare e comprare l’EP? Avete in mente di far uscire qualcosa in vinile, visto il grande ritorno commerciale di questo supporto?
L’EP sarà ascoltabile su spotify, disponibile su tutte le piattaforme digitali e fisicamente ai nostri concerti dal vivo, per il momento esclusivamente in formato CD. Non abbiamo stampato da subito il vinile ma c’è sicuramente l’intenzione di farlo in futuro (magari già completo di nuovi brani inediti!); siamo contenti che questo supporto stia ritornando forte non solo per motivi di ‘’ascolto’’ ma anche perché è un importante ed esclusivo oggetto da collezione oltre che veicolo di comunicazione di aspetti importanti come testi, approfondimenti, curiosità… elementi che ultimamente, secondo me, vengono un po’ trascurati per via dell’estrema velocità del mercato e del ‘consumo’. Possedere un disco in vinile è motivo di orgoglio.

Quest’estate sarete in giro? Avete già delle date da segnalare?
Si certo. Gireremo in varie versioni, sia in acustico che in formazione completa; diversi appuntamenti sono ancora in cantiere e a breve potremo pubblicarne un calendario. Per rimanere aggiornati su tutte le date invitiamo a seguirci sulla nostra pagina Facebook o Instagram.

C’è un posto in Italia in cui vorreste assolutamente suonare e in cui magari non avete mai ancora suonato?
Tra i molti posti, ci piacerebbe molto suonare in Salento.

 

Quale dovrebbe essere secondo voi il feat. dei vostri sogni?
Devo parlare proprio di sogni vero?  vediamo… andando a braccio direi che sarebbe un sogno lavorare con Brian Wilson dei Beach Boys Jo sentir cantare da Ken Boothe con quel suo timbro inconfondibile un paio di pezzi che abbiamo scritto di recente JAh ah!

Scherzi a parte, mi è veramente difficile elencare i nomi dei tanti artisti, sia tra i maestri che tra quelli che ho incontrato nel mio cammino, non solo in ambito reggae. Vedo molti concerti di band ‘underground’ a Livorno nel corso dell’anno provenienti da tutta Italia (collaboro nella programmazione artistica di un locale di musica dal vivo) e spesso mi è capitato di sentirmi in sintonia anche con musicisti e cantanti di generi più disparati, dal folk al punk rock.

Dopo questo EP avete in cantiere l’idea di un vero e proprio album?
Si, ci stiamo già lavorando ed abbiamo molte idee e spunti da sviluppare oltre a i brani che abbiamo deciso di non includere in Rootsafari, ma che suoneremo dal vivo ai nostri concerti.

Rispetto alla scena inglese o tedesca, in cosa, secondo voi, dovrebbe cambiare la scena nostrana? Sempre se secondo voi ci siano degli aspetti che vadano cambiati.
Non credo che ci sia da cambiare o fare con risultati immediati se non continuare nel tempo a nutrire la scena con interesse e curiosità. Per quanto riguarda la musica dal vivo, in piccoli e medi eventi, devo dire di aver trovato spesso più facile organizzare tour e suonare all’estero… ad esempio in Germania, ho spesso avuto la fortuna di incontrare audience molto ‘reactive’ e mi sono sempre divertito molto oltre ad aver venduto più dischi e merch; mediamente il pubblico ha meno problemi a pagare un door dealper una band non ancora conosciuta, sicuramente anche per motivazioni economiche e di ‘’occupazione’’, ma credo che molto dipenda anche dalle priorità e l’interesse; questo offre più sostenibilità a chi vuol investire in una reale programmazione artistica o direttamente alla band che suona in cambio della ‘porta’, difficilmente applicabile al momento in Italia, con un importante impatto culturale sulle scene. Sono convinto che spesso le cose importanti accadano nei sotterranei e che quindi sia importante supportare la musica e chi la supporta, spesso gettando il cuore oltre l’ostacolo grazie ad una passione senza la quale tutto sarebbe meramente soggetto a fredde leggi di mercato soffocando il lato artistico e di ispirazione.

 

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