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SAM D: un viaggio dal Salento a tempo di reggae


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Ciao Sam D, benvenuto su Blamus. Iniziamo dalla domanda sul tuo ultimo lavoro discografico: il singolo “Una parte di me” accompagnato dal video. Un brano che accende i riflettori sul Salento mettendo in risalto le bellezze e i lati oscuri di questa terra. Com’è nata l’idea di questo nuovo lavoro discografico?

Ciao, grazie per lo spazio! L’idea di questo nuovo lavoro è nata da una riflessione che mi porto dietro da anni. Viviamo in una terra piena di risorse eppure troppa gente vive ai margini, in quanto vengono a mancare opportunità di sviluppo in qualsiasi ambito. Un gran peccato essendo una località che non ha nulla da invidiare a nessuno. Se non fosse per quel dannato spegnersi dei riflettori, ogni anno, da settembre a giugno. Quel vuoto che porta la gente a riflettere, e molti li tiene lontano da qui.Purtroppo vi è da una parte un popolo in movimento, pieno di risorse e calore umano, ma dall’altra una classe politica poco attenta o poco interessata allo sviluppo.

 

Come nasce l’ispirazione per scrivere i tuoi testi?

I testi che scrivo sono lo specchio della mia anima, e di riflesso c’è la vita vissuta. La vera ispirazione per me sono le esperienze di tutti i giorni, il il contatto umano e lo scambio di armonia. Aggiungerei l’informazione, quella vera, di cui mi nutro lontano dai mass-media.

Quale musica ascolti e quali artisti ti influenzano?

Sono amante della black music in generale, ma ascolto di tutto in realtà. Negli ultimi anni sono stato molto attento a riesaminare le belle produzioni (mai ammuffite!) della scena hip hop Italiana degli anni ‘90. Ascoltando da appassionato artisti come: Kaos One, Sangue Misto, Colle Der Fomento, Dj Gruff, Bassi Maestro, Fabri Fibra, Clementino e tanti ancora.

Essere un artista oggi in Italia: cosa pensi a riguardo e qual è il tuo punto di vista sulla scena live e sulle produzioni?

Stando alle statistiche i dati non sono molto incoraggianti. Parlo del discorso live, si ha la percezione che si investe sempre meno sulla ‘musica dal vivo’ in Italia. In generale credo sia poco semplice emergere, è un Paese in cui i migliori riconoscimenti vengono dati a professionisti nel curare l’immagine, più che ad artisti che danno un vero e proprio messaggio artistico/sociale. Per quanto riguarda le produzioni vorrei dire che abbiamo dalla nostra i digital store, un passo da gigante nel mondo della diffusione. Dall’altra un mercato musicale completamente in crisi, paradossalmente causato proprio dal mercato on line.

Qual è il pubblico che ascolta la musica reggae oggi? È giusto che questa musica rimanga di nicchia o è tempo di entrare nel mainstream?

I ragazzi di oggi che ascoltano il reggae sono un po’ legati ad alcuni stereotipi, e preferiscono magari suoni più “innovativi”, che potrebbero però allontanare dal concetto di reggae-roots. Credo comunque che il genere sia pronto per il mainstream, anzi alcuni artisti ci sono già dentro o ci sono stati. Il reggae è pieno di sottogeneri, e se guardiamo al bashment o al dance hall c’è chi è quotato nel mainstream. Assolutamente no,non è giusto che rimanga un genere di nicchia.

Con chi ti piacerebbe fare un featuring?

Beh dai, avrei una lista che va dal reggae all’hip hop, nazionale e non, Vado?? 🙂 Facciamo che te ne dico uno giusto per averlo citato prima: mi piacerebbe fare un featuring reggae-hip hop con Clementino “iena white”!

 

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