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Liberaspina – un anno meno un giorno


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Spesso nella vita di un uomo arriva un momento in cui guardarsi indietro e fare un rapido resoconto della propria esistenza. Quando poi quest’uomo è anche un artista, allora quel guardarsi in dietro è anche un modo per poter rivedere il proprio percorso artistico, per capire da dove si è partiti e vedere cosa si è lasciato ai posteri. Questo è il pensiero che ho provato quando ho preso tra le mani “Liberaspina – un anno meno un giorno” il primo libro di Francesco Occhiofino, meglio conosciuto come Reverendo.

Prima di palarvi del libro, voglio fare una piccolissima digressione. Ho conosciuto Reverendo molti anni fa quando da neofita del rap (erano gli inizi degli anni ’90) cercavo notizie e fonti sull’argomento in qualsiasi modo possibile attraverso giornali, radio e tv. Non c’era internet e tutto quello che riuscivi a trovare spesso erano notizie raccattate qua e là. Ricordo, però, che su Telenorba, una rete televisiva locale della mia regione, poco prima di cena andava in onda un programma di intrattenimento musicale in cui trovava spazio anche un piccolo angolo dedicato al rap e a far gli onori di casa c’era un gruppo che rispondeva al nome di Zona 45. Rimasi folgorato dalla figura di uno degli mcs che si faceva chiamare Reverendo. Aveva un modo di fare da vero intrattenitore ma la caratteristica estetica che più mi colpì fu il fatto che ostentava un lungo pizzetto che lo rendeva diverso dai soliti rapper. Da quel momento scelsi che anch’io mi sarei fatto crescere barba e pizzo e credo che negli ultimi trent’anni non mi sia mai tolto completamento dalla faccia questo elemento distintivo. La mia conoscenza di Reverendo era rimasta, però, legata solo a quello che avevo avuto modo di vedere in TV, senza mai avere il piacere di incontrarlo di persona per ringraziarlo di quella “estetica illuminazione”. Le sorti della via, però, sono strane e quando meno te lo aspetti bussano alla tua porta e ti fanno rivivere ricordi che erano sopiti in un angolo della mente. Per motivi che non sto qui a raccontarvi ho il piacere e l’onore di conoscere l’intera famiglia Occhiofino e tra questi proprio Reverendo. Io non ero più il ragazzino che guardava la Zona 45 alla TV e lui era un artista ampiamente affermato e conosciuto a livello nazionale, per cui ci siamo confrontati in maniera “adulta” e non da fan e cantante. Da quel momento ci siamo incontrati molte volte ed ho avuto modo e piacere di ascoltare tutte le sue produzioni successive, sia quelle fatte in gruppo che quelle fatte da solista. La sua ultima produzione, mi ha poi completamente spiazzato, perchè a differenza delle altre volte questa produzione non suona….ma racconta uno spaccato di vita vera e vissuta in cui tanti di noi possono ritrovarsi. Qualche giorno fa ricevo un messaggio da Francesco che dice di volermi far avere una copia del suo primo libro, per farne una recensione o un articolo sul mio sito. Accetto molto volentieri e attendo la copia con curiosità senza andare a leggere su internet nulla in merito che potesse influenzare la mia lettura. Appena ho avuto modo di avere tra le mani “Liberaspina” non ho perso tempo e mi sono immerso in una lettura famelica. Si tratta di un testo dalle dimensioni molto contenute…non è un romanzo, anche se suddiviso in venti brevi capitoli, e non neppure un saggio..ma è un vero e proprio viaggio nel passato e nella memoria fatto da un uomo, prima che da un artista, che guardando ad un anno in particolare della propria vita riesce a spiegare la nascita di un movimento e di un modo di pensare che ha forza e linfa vitale ancora oggi. Il sottotitolo di “Liberaspina” è “Un anno meno un giorno” perchè questo è il lasso di tempo durante il quale vive la sua esistenza il Centro Sociale Occupato ed Autogestito “Fucine Meridionali”. Francesco ripercorre gli anni della sua giovinezza, delle assemblee studentesche dapprima al Liceo e poi in Università, delle serate con gli amici e fratelli che condividevano le stesse passioni musicali ed i medesimi ideali politici, delle dancehall e dei concerti in spiaggia o in posti occupati in cui la controcultura urbana cercava, con fatica e tanta energia dirompente, di farsi spazio e poter dare la voce ad una miriade di giovani che avevano idee di rinnovamento e crescita. In questo libro c’è spazio per la ribellione, la riflessione profonda, la paura, la speranza giovanile che tutto si possa cambiare con l’impegno, c’è la passione profonda per la musica..non importa quale musica..ma quella fatta sicuramente con il cuore e con la testa. E poi il nostro autore oltre a raccontarci di politica, di arte e cultura, riesce in questo viaggio ad inserire riferimenti anche di vita familiare. C’è spazio, infatti, per l’amore genitoriale di un padre che segue i suoi figli da lontano, sempre presente, e che insegna loro come vivere “liberamente” facendo tesoro delle esperienze del passato. Francesco racconta anche come sia avvenuto il primo incontro con la donna che poi negli anni è diventata sua moglie e madre di suo figlio. In questi venti capitoli c’è davvero descritto uno spaccato di vita che potrebbe essere un estratto della vita di molti di  noi, che in quegli anni ci siamo avvicinati in vario modo ad un movimento che ha cambiato la storia, le mode, le abitudine e tanto altro ancora. La cosa che più mi resta dalla lettura di questo lavoro, e che spero tanto possa arrivare alle nuove generazioni, è l’importanza di impegnarsi sempre in prima persona per far valere i propri ideali, le proprie opinioni e le proprie ragioni…a costo di essere una spina nel fianco dei potenti, di chi ci governa o di chi ci giudica senza sapere. Essere sempre una spina…ma libera.

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